martedì 8 maggio 2018

Pieno successo per la conferenza stampa alla Camera dei deputati sulla Campagna #SbloccaItaliaGameover



                                                                            




COMUNICATO STAMPA del 4 Maggio 2018

Si è svolta stamattina alle 11,30 la prima conferenza stampa, con una entusiastica grande partecipazione, per illustrare lo straordinario risultato ottenuto con l’Ordinanza del 24 aprile u.s. con cui il TAR Lazio, come da noi richiesto espressamente in subordine all’annullamento del Decreto attuativo, rimette alla Corte di Giustizia Europea il giudizio di merito sulle questioni pregiudiziali da noi sollevate nel ricorso sulle evidenti difformità tra le norme europee (Direttive 2008/98/CE e 2001/42/CE) e quanto stabilito nella Legge 133/2014 ex Sblocca Italia.
Tali evidenti contrasti sono stati evidenziati dal TAR Lazio e rinviati per competenza sul merito sia sul mancato rispetto della corretta gerarchia di trattamento dei rifiuti, dato dalla previsione del Piano nazionale per potenziare i 40 impianti esistenti che per costruire i nuovi 8 inceneritori nel Centro-Sud, che sulla mancata esecuzione della Valutazione Ambientale Strategica V.A.S., sempre prevista in caso di programmi o piani statali di gestione rifiuti che hanno impatto sull’ambiente e la salute ma del tutto ignorata dal Ministero dell’ambiente con motivazioni risibili.
Sono stati approfonditi nella relazione di apertura di Massimo Piras (coordinatore del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare aps, presente anche l’ass. nazionale VAS Onlus con Rodolfo Bosi) gli aspetti di merito legati alla corretta attuazione delle Direttive europee ed il totale capovolgimento nello Sblocca Italia dei principi alla base dell’Economia circolare.
Gli interventi nel merito giuridico sono stati tutti di alto livello, a cura del prof. Federico Pernazza - del prof. Antonello Ciervo – dell’avv. Carmela Auriemma, e tutti concordi nel definire la portata del tutto straordinaria di questa Ordinanza che consentirà, laddove siano confermati tali insanabili contrasti dalla Corte di giustizia europea, non solo di annullare il Decreto attuativo italiano ma soprattutto di emettere una sentenza definitiva ed immediatamente attuativa per tutti i paesi della Comunità Europea sul ruolo residuale dell’incenerimento nel paradigma dell’Economia circolare.
Pienamente concorde con questa straordinaria nuova apertura e con gli effetti futuri per la tutela della salute e dell’ambiente l’intervento della dott. Patrizia Gentilini – per ISDE Italia Medici per l’ambiente e delle delegazioni delle associazioni ricorrenti (Comitato donne 29 agosto di Acerra NA ed ass.ne Mamme salute e ambiente di Venafro IS) e di quelle aderenti come la Rete Rifiutiamoli della Valle del Sacco RM-FR e altri Comitati e coordinamenti dalla Lombardia e dal Molise.
E’ stato sottoscritto da tutte le organizzazioni presenti il testo di una mozione al parlamento italiano, per l’annullamento del DPCM 10-8-2017, ed al parlamento europeo per il supporto politico alla sentenza in itinere, consegnata ai rappresentanti alla Camera dei gruppi LeU e M5S.
                   Per info: www.leggerifiutizero.org                    Email:  leggerifiutizero@gmail.com





venerdì 25 marzo 2016

La raccolta differenziata e la tariffa puntuale non bastano




Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero


Incrementare la Raccolta Differenziata dei rifiuti con il Porta a Porta spinto, va bene come va bene l’applicazione della TARIFFA PUNTUALE, ma da come viene nominata e descritta sia nel recente ddl regionale che nella relazione tematica del PD umbro pubblicata in questi giorni e portata in partecipazione nei circoli, essa sembra il rimedio di tutti i mali:
COSI’ NON E’.
La tariffa puntuale (il cittadino paga in proporzione ai rifiuti indifferenziati prodotti) è il punto di arrivo di un percorso in cui la raccolta differenziata fatta benecomporta sia RISPARMI per il minor smaltimento in discarica che GUADAGNI per la vendita delle materie prime seconde recuperate. Solo così il servizio di raccolta consentiràuna significativa riduzione della TARI per il cittadino.
Invece così come è annunciata, la tariffa puntuale sembra essere un modo per far pagare di più i cittadini, e così sarà se la raccolta differenziata avrà alte percentuali di scarti e se a gestire i rifiuti saranno società private che tenderanno a capitalizzare il ricavato della vendita delle materie recuperate.
Il Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero mette a disposizione le proprie competenze affinché il nuovo Piano Regionale dei Rifiuti si dimostri davvero uno strumento utile a trasformare l'attuale gestione dei rifiuti in un ciclo virtuoso che si concluda con la TARIFFA PUNTUALE, il modo più equo di pagare il servizio.

Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero

sabato 20 febbraio 2016

Rifiuti, la giunta gioca a scaricabarile e intanto le discariche si riempiono

Mentre il PD umbro si interroga sulla definizione di “monnezza”, gli umbri che abitano in zona discariche e inceneritori e cementifici, forse a causa di miasmi tossici e percolati vari, almeno su questo punto, non hanno dubbi.

Ora sarebbe molto utile che il partito di governo regionale, una volta chiarita bene la definizione di monnezza, intraprendesse con decisione la strada della raccolta differenziata col metodo porta a porta, come annunciato all’ultima conferenza stampa, per raggiungere una raccolta differenziata “non inferiore al 72,3% per l’anno 2018”. Ammesso che questo avvenga in tempi rapidi, sarebbe interessante sapere fin da oggi come la giunta intenderà gestire sia il materiale raccolto in modo differenziato (carta, organico, vetro, plastica, metallo) che quello indifferenziato.

Infatti, quello che ci preoccupa non poco sono le frasi mezze dette dall'assessore competente, tra una risatina sorniona e una spalluccia impertinente fatta al giornalista di turno. Pare infatti che invece di massimizzare il recupero di materia, come peraltro indicato chiaramente dalle arcinote direttive europee, ci sarebbero in ballo quantitativi di rifiuti da incenerire probabilmente a Terni ACEA o in Toscana (non si capisce se differenziati, scarti della differenziata, indifferenziati tal quali o trasformati in CSS), quantitativi cioè che finirebbero in parte nei polmoni di cittadini sotto forma di veleni, e in parte in discarica sotto forma di ceneri (sperabilmente classificati come rifiuti speciali)

Come CRURZ abbiamo chiesto un incontro con la presidente Marini proprio per conoscere questi dettagli ma la presidente si è negata e ci ha invitato a parlare di rifiuti con l’assessore Fernanda Cecchini. Quest’ultima non ha ancora ufficialmente risposto alla nostra richiesta, ma incontratala “per caso” al convegno rifiuti del 5 febbraio scorso ci ha detto che ci riceverà solo dopo aver smaltito le oltre 250 richieste precedenti alla nostra… e intanto le discariche si riempiono…

Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero










Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero 


domenica 31 gennaio 2016

Rifiuti, «inceneritori bloccano differenziata» Ma mancano centri di compostaggio per l'umido



«Gli inceneritori funzionano solo a pieno regime, altrimenti diventano antieconomici, il rischio quindi è che il porta a porta venga rallentato», denuncia Rifiuti Zero. Intanto sono solo nove i centri di compostaggio funzionanti, capaci di smaltire poco meno del 20% dell'organico prodotto











«I termovalorizzatori, due o sei che siano, condizionerebbero negativamente tutta la gestione dei rifiuti in Sicilia per decenni e impediscono di parlare delle vere e possibile alternative». Rifiuti Zero, l'associazione ambientalista che predica il verbo della differenziata, snocciola dati per spiegare perché gli impianti di incenerimento chiesti dal governo nazionale e accettati, dopo qualche iniziale resistenza, da quello regionale, rappresentano un male per la Sicilia.
Sono 700mila le tonnellate di rifiuti da trasformare in cenere, cioè circa il 30-35 per cento della spazzatura prodotta nell'Isola. Ed è innanzitutto questo numero che, secondo l'associazione, rappresenta un grosso limite. «Nel piano regionale dei rifiuti recentemente reso pubblico - spiega il presidente regionale Danilo Pulvirenti -, insieme ai termovalorizzatori, si parla anche di politiche di riduzione a monte, cioè case per il compostaggio, isole ecologiche e porta a porta. Le due cose non possono stare insieme, perché se davvero miglioreranno queste pratiche, la quota di rifiuti da smaltire diminuirà sensibilmente, e allora 700mila tonnellate non saranno più il 30-35 per cento, ma rappresenteranno il 40-45 per cento». Perché questo cambiamento può diventare un problema? «Se un termovalorizzatore è costruito per bruciare 350mila tonnellate deve funzionare a pieno regime, altrimenti diventa antieconomico. Di conseguenza il rischio è che i Comuni siano costretti a tirare il freno a mano sulla differenziata, per consentire agli impianti di avere sufficiente combustibile, cioè carta e plastica da bruciare, perché sono proprio questi i materiali che finiranno nei termovalorizzatori, oltre ad altri rifiuti anche pericolosi che portano alla formazione delle pericolosissime diossine».
Due mondi insomma, quello degli inceneritori e quello delle politiche di riduzione a monte, che sono stati incastrati insieme nel piano regionale dei rifiuti, ma che confliggono tra loro. In più, fa notare Pulvirenti, resterebbero alti i costi sulle spalle dei Comuni. «Bruciare una tonnellata di spazzatura costa tra i 100 e i 120 euro, prezzo che non si discosta molto da quello per conferire in discarica. Ovviamente ad arricchirsi sarebbero sempre i privati che in più guadagnano tramite il meccanismo degli incentivi che dovrebbero andare alle energie rinnovabili e invece sono destinati alle assimilate, cioè anche agli inceneritori. Bisognerebbe modificare la normativa, basterebbe eliminare la parolaassimilate».
Un ruolo fondamentale nel progetto di Rifiuti Zero è svolto dall'impiantistica. Non certo inceneritori, macentri per il compostaggio. La frazione umida rappresenta circa il 40 per cento di tutta la spazzatura prodotta in Sicilia. Secondo gli ultimi dati contenuti nel piano regionale, se la differenziata raggiungesse il 65 per cento, ci sarebbero 1 milione 84mila 700 tonnellate di rifiuto umido da mandare nei centri di compostaggio. Impianti che però al momento non esistono in numero sufficiente. Quelli esistenti e funzionanti - in totale nove, di cui due privati e sette pubblici, sparsi tra Palermo, Catania, Agrigento, Trapani ed Enna - riescono a smaltire appena 193mila tonnellate.Nei prossimi quattro anni quindi è prevista la realizzazione di impianti capaci di trasformare oltre 900mila tonnellate di umido. «Considerando che il costo di conferimento in un centro di compostaggio è di circa 85 euro a tonnellata, i Comuni comunque risparmierebbero rispetto alle spese della discarica o del termovalorizzatore. In più - conclude - quello che resta dalla differenziata sarebbe rivenduto ai privati. Per una tonnellata di carta si ricavano 200 euro, per la plastica 250 euro, per l'alluminio anche 400 euro. Il giro d'affari delle materie post consumo è da capogiro».
Eppure i segnali positivi non mancano. «Il governo Renzi sembra dissociato - spiega il presidente di Rifiuti Zero -, perché da un lato parla di termovalorizzatori, dall'altro, nel collegato ambientale alla finanziaria nazionale inserisce una forte e positiva semplificazione delle norme: ai sindaci è permesso di implementare nuove iniziative. Ad esempio agriturismi o ristoranti potranno fare compostaggio, cosa che fino a ora era riservata alle utenze domestiche, e in cambio il Comune può prevedere sgravi fiscali. O ancora dentro le isole ecologiche possono nascere zone per il riuso e lo scambio dei materiali ingombranti, come sedie ed elettrodomestici, azioni che possono essere affidate anche ad associazioni. Cose semplici ma fondamentali in termini di partecipazione della cittadinanza, come a Ferla». Il Comune siracusano è un esempio virtuoso per le sue innovative politiche sui rifiuti. «Crocetta perché non chiede al sindaco di Ferla come ha fatto? - continua Pulvirenti - È anche del suo stesso partito, il Pd. Invece non c'è confronto, né con gli amministratori locali, né con le associazioni. Avevamo suggerito un tour tra le realtà vituose dell'Isola, perché non è vero che noi siciliani abbiamo la lebbra o rifiutiamo le buone pratiche e tante esperienze positive lo dimostrano».

fonte: meridionenews.it

venerdì 29 gennaio 2016

Incontro sul tema rifiuti in Umbria

VERSO LA MANIFESTAZIONE DEL 14/2
Per capire chi comanda sui rifiuti in Umbria. Chi dovrebbe controllare ed è invece complice silente.
Ne parliamo con chi ogni ...giorno lotta contro inceneritori e discariche. Dall'Umbria al Lazio gli stessi signori dei rifiuti.
CHIUDERE GLI INCENERITORI, UNICA SOLUZIONE!